Giacomo Failla
È una pittura di colore la sua, un vibrare di quel tratto anche grafico che nella sua elementarietà è espressione di un primitivo sentire, espressione di un ancestrale emotivo, espresso molte volte con un dipingere duro e forte in cui la pennellata è carica di un carattere materico, e altre volte quasi essenziale e grafico, in un sottile connubio fatto di lirismo e di immagini astratte, fortemente coinvolgenti a livello sensoriale. Una sostanziale ricerca di armonia cromatica è presente in tutta la pittura di Giacomo Failla, forse inconscia, ma fortemente espressione di un travaglio interiore, che con strano senso di equilibrio viene esternato con ogni mezzo espressivo, che diventa lo strumento per trasporre la sua profonda spiritualità. Ogni mezzo è strumento evocativo di un sentire interiore che si manifesta in forme differenti, dall’informale pittorico, al segno, alla realizzazione di forme scultorie con i più svariati materiali, alla lirica poetica, il tutto con la stessa spiritualità che si percepisce nella essenzialità del verso della sua poesia che è nel contempo sottile delicato ma deciso. Tanto pregnante e coinvolgente è la percezione del colore, tanto incisiva e profonda è la liricità della sua poesia. Innegabile la piacevole sensazione nello scoprire la familiarità con la sensibilità anche estrema dell’artista, un astrattismo fatto attraverso l’uso dei colori primari netti e decisi, mai l’uso di mezzi toni, ad esprimere la cruenta realtà ambientale che per noi siciliani è vita quotidiana. Felice il con-nubio tra colore e parole, in una mostra in cui la pittura è poesia e la poesia è colore, direi in modo più appropriato è la manifestazione concreta di una creatività senza confini di un artista profondamente tale.

